Aspi: esclusi i collaboratori
Sono 675.924 (dati INPS relativi al 2009-2010) i collaboratori a progetto che, illusi dall’ennesima Riforma del mercato del lavoro, faranno parte ancora una volta dell’élite dei lavoratori esclusi dal welfare e quindi dalla titolata Aspi, centrale nel dibattito politico ma assente nei fatti.
Ai collaboratori a progetto rimane quindi solo l’indennità una tantum. Nel biennio 2009-2010 però a causa di criteri d’accesso troppo restrittivi, la prestazione è stata erogata solamente a circa 10.000 lavoratori e respinta per il 70% di coloro che ne hanno fatto richiesta.
Le modifiche introdotte dal Ddl non determinano significative novità sui requisiti e le condizioni di accesso che, non amplieranno la platea dei beneficiari, rendendo invece dal 2013, ancora più complesso il calcolo dell’importo dell’una tantum.
Dichiara Magda Maurelli, Segretario Generale UIL Tem.p@ “appare alquanto discordante aumentare l’aliquota contributiva dal 27% al 33%, senza che questo poi preveda nuove misure di protezione sociale. Inoltre l’aumento dei contributi indurrà le aziende a scaricare questi maggiori oneri sui lavoratori con l’effetto di una riduzione dei loro compensi.
Pur condividendo gli obiettivi della riforma di arginare l’abuso di tali strumenti contrattuali resta, tuttavia da sciogliere il nodo di un’assenza di welfare per chi ha un reale rapporto di lavoro autonomo.
A tal proposito – continua la Maurelli - da tempo la UIL Tem.p@ ha elaborato una proposta che prevede, per i lavoratori autonomi, un sistema di welfare dinamico sostenuto dalla bilateralità. Una base solida ed efficace per la formazione continua alla persona, sostegno al reddito per i periodi di discontinuità lavorativa, previdenza complementare per integrare ad un trattamento pensionistico inadeguato”.
Dall’elaborazione dell’Osservatorio Nazionale UIL Tem.p@ (su dati INPS) risultano occupati prevalentemente con contratto di collaborazione a progetto uomini in una fascia di età medio-alta, se non prossima alla pensione, che va dai 50 ai 60 anni, inversa la tendenza per le donne, che vede il maggior numero di collaboratrici in una età che varia tra i 25 ed i 40 anni e con un reddito medio inferiore ai mille euro al mese.
“I dati – conclude la Maurelli- evidenziano quanto sia variegato il mondo delle collaborazioni confermando la necessità che oltre ad arginare gli abusi di tale fenomeno, si ripensi ad un modello forte di tutele”.














